01/02/14

To Rome With Love : Woody Allen e la sua Italia che non esiste

Quando un regista come Woody Allen, genio in assoluto della commedia con alle spalle più di quarant'anni di carriera, decide di girare un film a Roma, ci sono grandi aspettative  e si presuppone che il film possa essere un grande omaggio alla nostra “città  eterna”. Talvolta, però,  anche i grandi registi fanno buchi nell' acqua e questo film ne è la dimostrazione.

Già il titolo - "A Roma con Amore" - sembra il finale di una lettera ad una fidanzata insistente a cui Allen non ha prestato molta attenzione; infatti, la pellicola, non solo ha una trama prevedibile e vuota, ma è un film con davvero troppi stereotipi  e pregiudizi sull' Italia e sugli italiani!

L' opera si sviluppa in modo banale attraversando quattro episodi, scollegati tra di loro, che vedono protagonisti sia italiani che americani.

La prima storia  - che ruota attorno a due sposini di Pordenone che decidono di trasferirsi a Roma per cominciare una nuova vita e che poi per un equivoco sono costretti a restare separati per tutta la durata del film -  è scontata, a tratti persino un po’ ridicola, ricca di cliché e luoghi comuni, come gli abiti dei protagonisti stile anni '50: i vestiti a fiori di lei e i pantaloni con le pence di lui.

La seconda vicenda è quella che ha per protagonista Leopoldo Pisanello (Roberto Benigni),  l' Italiano medio secondo il regista, ovvero un ometto che tende a  polemizzare con un quotidiano in una mano e un caffellatte nell' altra. Senza motivo, una mattina diventa famoso e vittima di assurde interviste, e poi, di colpo, sempre senza alcuna spiegazione, perde la sua celebrità 

La terza storia, forse la meno riuscita, è quella in cui compaiono più stelle hollywoodiane; Jack (Jesse Eisenberg ) è un giovane studente di architettura che s' innamora di Monica (Ellen Page), la migliore amica di Sally, la sua ragazza. Il ragazzo, dubbioso sulle sue scelte d' amore viene messo in guardia da John ( Alec Baldwin ), esperto architetto, che all' inizio del film è una figura concreta che sembra far parte della vicenda ma che durante la pellicola, diventa, per così dire,  una figura simbolica, uno spirito astratto, che s' inserisce inspiegabilmente  tra i dialoghi e i pensieri dei personaggi. 

L' ultimo episodio – caratterizzato sempre da stereotipi e luoghi comuni -  è interpretato dallo stesso Woody Allen (non certo al meglio anche nel ruolo di attore) che veste i panni di un produttore discografico americano che conosce i suoi consuoceri italiani e vuole costringere il padre di suo genero a diventare un famoso cantante lirico.

Per fortuna, viene da dire, che le storie sono solo quattro, altrimenti avremmo assistito ad altri ripetitivi stereotipi, oltre a quelli già presenti, come le numerosissime auto e vespe italiane per i vicoli, il musicista con tanto di fisarmonica che gira per i  tavoli dei ristoranti, l’uso di un linguaggio volgare solo da parte degli italiani, gli abiti fuori moda.
Ma veramente Woody Allen e gli americani ci vedono così?
Insomma, una trama  sconclusionata, una regia "forzata", una recitazione "eccessiva", fanno di questo film una vera occasione mancata, un film, spiace dirlo, brutto, su un’Italia che non esiste, da parte di un maestro riconosciuto come il regista newyorchese che ha dedicato alla sua città e ad altre capitali europee, come Londra e Parigi, opere ben più riuscite.

[Davide99]



09/01/14

Iron Man 3: il film

Iron Man 3 è un film del 2013 diretto da Shane Black e con protagonisti Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow, Don Cheadle, Guy Pearce e Ben Kingsley.

Il film - sequel di Iron Man e Iron Man 2 - ha avuto un grande successo di pubblico, grazie, a mio parere, alla buona interpretazione di Robert Downey Jr. che, da Tony Stark come da Sherlock Holmes, garantisce sempre un livello di recitazione di alta qualità, anche se in questa pellicola l'attore risulta meno efficace che nei primi film della serie.

Il film è molto ricco di effetti speciali e combattimenti mozzafiato, che non si accompagnano, però, ad una trama adeguata che appare spesso banale al punto da cadere a tratti nel comico.

Un buon film per chi vuole divertirsi, ma non di certo all’altezza dei due precedenti.

[Alessio99]

05/12/13

Volevo vivere per sempre

“Volevo vivere per sempre”, titolo originale "Ways to live forever”, è un romanzo di Sally Nicholls che narra di un bambino affetto da leucemia linfoblastica acuta. 

La storia parla di Sam che conducendo una vita da malato ha anche amici e relazioni correlate alla malattia come Felix, ragazzo più grande di lui che gli fa conoscere la vita “in anticipo”, facendogli assaporare tutte le esperienze più estreme e insensate di un’età che non gli appartiene. Felix funziona molto meglio delle medicine come cura poiché la salute di Sam sembra migliorare quando sta con lui e peggiorare quando si trova senza di lui.

Nel libro ci sono anche e parti molto, specie quelle relative al modo di vivere di Felix e ad alcuni "consigli" che dà al suo "discepolo" in determinate situazioni.

Lettura definita per ragazzi ma a mio parere complessa, quindi non da tutti, forte e passionale con momenti di profonda tristezza ed un finale commuovente. Libro, però, a mio parere, da leggere, perchè è un libro che cambia radicalmente la prospettiva che si ha della vita.

[Alessio99]


Frenzy. Il maestro del brivido (Alfred Hitchcock) torna a Londra...

Londra, 1972. Le giovani donne inglesi della frenetica (frenzy in inglese significa agitazione, delirio, furia) capitale devono stare in guardia dallo spietato "maniaco della cravatta", un uomo pericoloso che le abborda e finisce per strangolarle senza scrupoli con la sua cravatta. La polizia indaga e il malcapitato Richard Blaney viene incolpato di questi innumerevoli femminicidi, di cui egli urla al mondo la sua innocenza. Da questo punto il film si "srotola" in una ragnatela da cui Richard dovrà svincolarsi per vendicare il vero colpevole...

È questa la trama dell' avvincente thriller del maestro del brivido Alfred Hitchcock che, dopo le critiche di mancanza di  originalità  dei film che seguirono il celeberrimo Psycho, tornò nella sua città natale per dirigere il suo penultimo film. Questa pellicola, verso la metà del film (come nella maggior parte delle opere hitchcockiane), assume un ritmo frenetico, alimentato da colpi di scena e sorprese che rendono il tutto un giallo di alta suspense incentrato su fatti che si riveleranno poi vera cronaca nera attuale. In quest' opera vediamo una violenza più esplicita in confronto agli altri film del maestro, intercalata da un leggero humor nero inglese contornato dalla forte presenza scenica del cibo; elemento fondamentale tra le ossessioni di Hitchcock. Un' altra caratteristica dei film è quella di mostrare un tranquillo cittadino che viene arrestato ingiustamente dalle autorità e cerca la verità: questo cliché corrisponde ad un trauma subito dallo stesso Hitch durante l'infanzia.

Frenzy, si può dire, è un film in un certo senso "divertente" (Hitch era l' unico che durante le riprese portava la cravatta) e nello stesso tempo inquietante, che riflette sulla cronaca nera attuale.

Da vedere sia per gli appassionati di film gialli/thriller che per coloro che vogliono avvicinarsi al genere.

[Davide99]





11/11/13

Non buttiamoci giù / Nick Hornby

«Se posso spiegare perché volevo buttarmi dal tetto di un palazzo? Certo che posso spiegare perché volevo buttarmi dal tetto di un palazzo. Cavolo, non sono mica deficiente.»Inizia così il libro scritto da Nick Hornby intitolato “ Non buttiamoci giù”. 

La storia narra delle vite molto complicate di quattro persone che casualmente si incontrano sul tetto del "palazzo dei suicidi" a Londra. Il nome del palazzo lascia a intendere cosa ci facessero quattro persone la notte di capodanno sul tetto di quel palazzo.
Jess è figlia del ministro dell’istruzione, anche se non fa molto onore al lavoro del padre, imprecando sempre e anche bestemmiando. Sua sorella è scomparsa tempo fa, ma il corpo non fu mai ritrovato.
Martin è divorziato, ha due bambine di cui non ricorda quasi il volto. È stato in prigione per quasi un anno per aver avuto un rapporto sessuale con una minorenne.
Maurren è timida, molto religiosa, ma triste per il figlio con un handicap molto grave che non gli permette nemmeno di intrattenere una conversazione.
JJ, invece, è un americano giunto in Inghilterra per seguire la sua ragazza e la sua band. Ma dopo poco tempo dal suo arrivo,  la band si scioglie e la fidanzata lo lascia. 

L’autore scrive del loro incontro e di come dopo quella fatidica notte i quattro protagonisti vengano legati da un sentimento di amicizia. Alla fin del fine del libro Jess, Martin, Maurren e JJ riescono ad accettare i loro problemi e anche a conviverci.

La vicenda è avvolta da un umorismo nero, a tratti molto esilarante, nonostante le storie tristi dei suoi protagonisti. Il tema del libro, il suicidio, viene trattato in modo molto delicato dall’autore che non cade mai nel morboso. L’autore scrive infatti i dialoghi tra i personaggi con molto ironia e riesce così a trattare un tema molto difficile, sulla vita e sulla morte, strappandoci anche un sorriso o una risata a ogni dialogo. 

Da leggere!

[Alice99]